venerdì 25 luglio 2008

Recensire un libro.

Noi uomini siamo portati, per indole e per bisogno, a dare giudizi su qualsiasi cosa. Siamo tutti recensori, quindi. In questo caso, però, così come in tutti gli altri, ci sono profonde differenze fra un dilettante ed un professionista.
Scrivere un libro non significa semplicemente mettere tante parole insieme per creare una storia, un idillio, un qualcosa che poi possa essere pubblicato per l'effimero guadagno personale.
Scrivere un libro significa anche condividere le proprie esperienze, le proprie impressioni, le proprie impressioni ad altri.
Non viviamo forse nella continua speranza di trasformare i sogni in ricordi? Il "sogno" può essere rappresentato come un bel momento sedimentatosi nella nostra memoria, e che vogliamo trasmettere, condividere con altri. Questo è un meccanismo a cui tutti siamo soggetti, nessuno escluso.
Il discorso varia quando queste emozioni dobbiamo trasmetterle nel campo della professione: quando cioè dobbiamo passare dal giudizio personale a quello colletivizzante, dal piacere (individuale) alla tecnica (collettiva).

Il critico letterario.

Un critico letterario non legge (per poi recensire) soltanto quello che lo attrae (e quando ciò avviene è pura e ben accolta coincidenza, o almeno si spera), ma legge soprattutto libri di cui non conosce nulla, se non l'autore (e non sempre) e la casa editrice: che - comunque - rappresentano già due solidi pilastri entro i quali confinare almeno un'idea di ciò che lo aspetta. In questo momento, il nostro critico letterario non è solo un lettore (che solo a se stesso deve rendere conto di una suggestione e di un piacere intuito ed eventualmente confermato al termine della lettura), ma soprattutto un "tecnico": un professionista della lettura e, di conseguenza, provoca la partecipazione di altri al suo giudizio. Un giudizio che, ricordiamocelo, è destinato soprattutto ad un livello commerciale/economico: non è casuale che le case editrici "gareggino" per dare visibilità alle opere che pubblicano grazie a delle buone recensione, che hanno una valenza superiore rispetto alla pubblicità. Dunque, la recensione può essere anche intesa come uno strumento (ovviamente imperfetto) che può essere corrotto nel pieno della sua purezza. Teniamo in conto un primo fattore che è quello della mancanza di obbiettività assoluta da parte di ogni essere umano e teniamo in conto anche la corruzione che attanaglia la nostra società. Allora non parliamo più di un semplice parere che è stato reso pubblico alla partecipazione di ognuno di noi, certo che no. In questo caso la recensione è diventata uno strumento corrotto volto a valorizzare i pregi dell'opera, mistificandone i difetti e nascondendoli. In poche parole: il recensore può essere pagato affinché intervenga con un parere positivo sul libro (che può essere di per sé un'opera mirabile oppure una vera e propria schifezza) al solo scopo di incrementarne il flusso di vendite.

Cosa deve fare un bravo critico? (dieci punti per "imparare" a recensire un libro).

1) Il libro deve essere letto per intero. Qualcuno dirà che questa si tratta di una indicazione lapalissiana, ma monsieur Lapalisse è spesso sconosciuto a molti recensori che si accontenta di leggere qualche pagina per poi chiedere lumi sulla storia ha chi ha già letto il libro. (che schifo! Non mi ridurrò mai così).

2) Individuare l'idea base del libro, tagliando quindi fuori "organi" che, seppur vitali, non saranno mai in grado di trasmetterne l'essenza. Mi spiego meglio: "l'anima" de I promessi sposi è il concetto di divina provvidenza, mentre quella de I miserabili di Victor Hugo è rappresentata dalla sostanziale differenza fra miseria (condizione mentale) e povertà (condizione economica).

3) Dopo aver individuato "l'anima" del libro, bisogna cercare di comunicare al lettore non l'idea che si è fatto di essa, ma proprio l'anima stessa del libro: quella che ha spinto vari scrittori a scrivere diversi romanzi.

4) Sviscerata l'anima, si passa al contenuto della storia, raccontando in breve la vicenda, l'ambientazione e i personaggi. Attenzione: questa è un'operazione molto delicata, perché bisogna stare attenti a rifuggire dalla subdola trappola del banale riassuntino scolastico. Non bisogna cercare di narrare tutta la vicenda, ma solo i suoi contorni essenziali attraverso i personaggi principali, evitando così di svelare dettagli rilevanti per il corso della trama perché, altrimenti, rovineremmo la lettura a chiunque volesse comprare il libro.

5) Da dove si parte? Facile: dall'elemento "forte" della storia. Nel caso de I promessi sposi l'incontro di Don Abbondio con i "bravi" potrebbe essere una buona idea, successivamente si torna indietro da dove si era partiti per poi dipanare la matassa della storia, affrontando i vari personaggi ed evitando di fare "letteratura". Ricordiamoci che il lettore vuole leggere la storia scritta dall'autore, non dal recensore.

6) Per ciò che concerne la forma, se si conosce l'autore, la si analizzerà confrontandola con i precedenti scritti se invece è sconosciuto, bisogna cercare di cogliere elementi positivi - quali i moduli narrativi utili e la capacità dell'autore di risultare originale presentando un racconto ricco di elementi di novità -, ma anche quelli negativi: la piattezza del linguaggio, le imitazioni indecorose ecc.

7) Esistono anche i libri di poesie e anch'essi vanno recensiti, ma tale genere letterario richiede un recensore "culturalmente attrezzato" per un alto livello di sensibilità.

8) C'è anche il saggio, il "no-fiction" che risponde a ben altri criteri di valutazione: l'aspetto emotivo in questo caso è praticamente inesistente, e dunque l'interesse del critico si deve focalizzare sui contenuti e sulla capacità dell'autore di veicolare i concetti attraverso una forma semplice e diretta (a meno che non si tratti di un'opera destinata ad un pubblico già preparato specificatamente anche a livello lessicale: un esempio è costituito da testi universitari, trattati accademici ecc.).

9) Al termine della recensione (sia che si tratti di un romanzo, di un saggio o di un libro di poesie) il critico esprimerà il suo giudizio personale: dichiarerà se il libro gli è piaciuto o no. Ma, soprattutto, motiverà il questa sua opinione perché è un "tecnico".

10) Il punto finale: il lettore riconosce l'autenticità di una recensione, ne "percepisce" la puzza dell'imbroglio. (sì, in questi casi hanno un fiuto da cane!).
Se quindi il recensore cercherà di spingere a tutti costi un libro, esaltandolo e presentandolo per qualcosa che, in realtà, non è, il lettore si accorgerà subito di questa bieca operazione e il critico perderà ogni credibilità. (poverino!).
Ed è per questo che essere un buon critico significa - soprattutto- essere onesti col lettore (e con se stessi). Perché, in caso contrario, non si è più credibili. E ci si trasforma da critici in vermi, che per un pugno di soldi sono disposti a svendere il proprio parere (e, di conseguenza, anche la loro credibilità) "truffando", in un certo senso, il lettore. (ma che cattiveria!).

Lo Sparviero non perdona! È pronto a punire tutti i recensori cattivi cavando loro gli occhi dalle orbite e non è una cosa piacevole, garantisco io!

Per ora è tutto, spero di essere stato abbastanza chiaro.


lunedì 14 luglio 2008

Con vostro smisurato dispiacere, vado in vacanza!

Eh, già. Me ne vado per la gioia dei miei "innumerevoli" nemici che vorrebbero linciarmi!^^
So che i miei lettori non potranno fare a meno di me, non riesco proprio ad immaginare come resisteranno senza le mie Perle di Saggezza. Poveri loro! XD.
Ultimamente si è scatenato un putiferio solo per il modo di recensire che ha adottato La Barca dei Gamberi.
Non crucciatevi più per i Gamberi; lo Sparviero che, non mi stancherò mai di dirlo, è l'uccello più astuto e crudele del mondo provvederà a scrivere l'articolo più completo che si sia mai visto riguardo al "recensire un libro".
Lo so che sono un mito, non c'è bisogno che lo diciate a me! Ditelo agli altri. Fatemi pubblicità! LOL.
Tornando all'argomento "vacanze", vado in campeggio. Camping a tutta forza!^^
Ma non vi preoccupate, fedelissimi lettori. E mi rivolgo in particolare a quelli che ormai dipendono del tutto da La Voce nella Notte: non tagliatevi le vene durante la mia assenza! Non tentate in alcun modo il suicidio! Starò via solo per tre giorni, la vostra attesa sarà decisamente breve. Sì, lo so che il solo pensiero di non poter leggere i miei articoli vi "annienta". Lo so che sentite in un impulso irresistibile di prendere una lama qualunque e calarla sui vostri polsi... MA NON FATELO!
Detto questo vi lascio, cercate di resistere in mia assenza! Buone vacanze anche a voi! :)-]

Tipica vittima del GDR "dal vivo". Purtroppo il mio campeggio sarà una cosa completamente diversa, ma preparerò qualche articolo sui "live" di questi "pazzi fanatici" :). Interpretare, calarsi nei panni di un personaggio con un carettere "alieno" rispetto al nostro... Ehy! Anche questa è recitazione!

Vi aspetto al mio glorioso ritorno!

Ancora 'sti fantici del GDR. Mah... dubito che faremo un accampamento simile in campeggio. Oh, ma non è un accampamento qualunque! È un accampamento ribelle!!!!

lunedì 7 luglio 2008

Scrivere un testo teatrale.

Un copione teatrale è un testo incompiuto, che si realizza soltanto una volta portato in scena. Durante il mio corso ho avuto modo d'individuare alcune linee guida per comprendere meglio questo particolare genere di scrittura.

Il dramma.
Vediamo intanto quali sono gli ingredienti per una situazione drammatica. Innanzitutto i personaggi, le relazioni fra di essi, i conflitti e gli eventi che modificano il loro sistema di rapporti. Fra i teatranti c'è un detto che recita: "Non c'è teatro senza azione". Scrivere per azioni significa comprendere che i personaggi di un testo teatrale hanno obbiettivi e compiti che cercano di realizzare, e che trovano una serie di ostacoli a causa di altri personaggi (che possono avere obbiettivi contrastanti), o di un ambiente, oppure del "destino".
In un dramma teatrale si verifica sempre qualcosa che modificano l'armonia iniziale, la mutano totalmente fino a distruggerla, scatenando così il caos. Quando un impianto drammaturgico funziona, persino un personaggio solo in scena è portatore di conflitti ed eventi. Nel Machbeth di Shakespeare c'è un celebre monologo nel quale il protagonista (Machbeth, appunto) decide di uccidere Dunkan, il re. Di fatto Machbeth compie un'azione, qualcosa è accaduto, lo ha convinto, l'ha reso determinato: l'ha reso pronto per questo assassinio.
Potrei citare testi interi costruiti come monologhi, che non rinunciano all'azione. Un esempio è quello di Raffaello Baldini e della sua opera In fondo a destra, dove si racconta di un uomo catapultato improvvisamente in un labirinto sotterraneo irriconoscibile, totalmente estraneo, dal quale non riesce ad uscire e dove incontra personaggi paradossali che lo accompagnano fino alla fine del costante sforzo per ritornare alla normalità.

Prepararsi prima di scrivere.
Prima di iniziare a scrivere bisogna prepararsi accuratamente: innanzitutto sapere dove si svolge la vicenda, quali eventi accadono, chi ne rimane coinvolto.
Scrivere per il teatro significa fare in modo che il nostro immaginario diventi il più concreto possibile. Se la storia si svolge in un castello, per esempio, allora bisogna sapere bene che tipo di castello è, come è strutturato e quali suoi particolari possono avere una certa rilevanza nella vicenda. Ma "Concreto" non significa necessariamente "realistico", al contrario. Un esempio è Commedy di Beckett, dove i personaggi sono incastrati in tre grandi botti ed emergono da esse solo con il capo.

L'importanza dell'incompiutezza.
La scrittura di teatro ha a che fare con l'incompiutezza poiché il testo non si realizza sulla pagina, ma sulla scena. C'è una profonda vicinanza fra attore e drammaturgo, perché l'attore si trova a percorrere più volte la trama che il drammaturgo ha intessuto per il suo personaggio. E la trama deve tenere, attenzione, deve rispettare la cosiddetta logica delle conseguenze. Ogni battuta (o gesto) di un personaggio non ha mai valore di per sé, è sempre in relazione alla situazione in cui accade, ma anche a ciò che segue e precede tale azione.
Ogni scrittura può essere giocata e stravolta a proprio piacimento, in base alla storia che si vuole raccontare. Tradimente, dell'inglese Harold Piter, è un testo "al contrario": procede a ritroso, si parte dall'ultimo evento delal vicenda fino ad arrivare a quello iniziale. In questo modo si costituisce la parabola di un ricordo.

Il tema.
"Che cosa voglio raccontare?". Occorre porsi frequentemente questa domanda, ed essere sempre onesti e precisi nella risposta. Il tema, una volta individuato, può essere considerato come un faro, come una guida alla quale dobbiamo tornare costantemente.
La guerra, di per sé, non è un tema. L'amore per la guerra e il ritorno dei reduci lo sono, perché indicano già delle azioni, un centro di gravità, delle possibilità concrete di costruire e lavorare intorno ad un nucleo centrale. È molto importante che le nostre scelte cadano su elementi manipolabili.

Il personaggio.
Per lavorare su concretezza su un personaggio occore porsi un'altra domanda: "Che cosa fa?". A queste domanda si può rispondere in modi differenti, che sono già indirizzati ad azioni. Aspetta? Uccide? Pedina? Si nasconde? Queste azioni "grandi" possono essere affianca da attributi più "piccoli: cammina furtivamente, inciampa ogni tanto, si gratta la testa ecc. Di modo chesi vada a costruire un mondo di abbitudini, caratteristiche, attitudini che avvolgono il personaggio rendendolo reale e concreto.
È necessario, soprattutto quando si inizia a scrivere, lavorare su diversi piani ed essere il più aperti possibile: a volte il sapore di un (buon) dialogo ci può aiutare a scoprire i nostri personaggi molto di più di una scaletta ben impostata.

Lady Macbeth, di George Cattermole.

Mi scuso per il ritardo, ma, in fondo, è estate anche per me ;)!

lunedì 30 giugno 2008

Poesie e riflessioni ─ Ode alla morte, ma non ho alcuna intenzione di morire.

Mettendo ordine nella mai scrivania ho reperito il mio vecchio quaderno di poesie della prima media.
Incuriosito l'ho aperto e ho trovato l'ultima poesia che ho scritto in prima media: O Dolce Morte.
Come s'intuisce dal titolo è un'ode alla morte, la scrissi per un compito in classe e... fu un disastro!
I miei compagni di scuola mi hanno preso per il culo per almeno due mesi, ma questi sono dettagli; ora sono un uomo diverso io, uno che sa farsi rispettare! (sì, come no -.-)
L'ho riletta, ho ripensato all'enorme risata che ha fatto tutta la mia classe (professore compreso) al solo udire il titolo e ho decio di postarla nel mio piccolo blog.
Voi (mi riferisco al manipolo dei miei irriducibili lettori) siete più intelligenti dei miei (ex) compagni di scuola, senza contare, poi, che il mio professore è un idiota che non sa fare altro che grattarsi le palle per tutto il tempo >.<. Pensate che qualcuno mi ha detto anche: "Ma almeno cambiale il titolo! Ehi, un momento! Ci sono! Chiamala Dolce Vita!!"
-.- Tanto valeva cambiare completamente poesia, no?-.-
Io ve la posto qui e, siccome prevenire è sempre meglio che curare, anticipo alcune possibili domande:

D: Allora dove l'hai copiata? Non ci credo che avevi 10 anni quando l'hai scritta, nossignore! Non ci credo nemmeno un po'! Rispondi: quanti anni hai VERAMENTE?

R: Non l'ho copiata; puoi cercarla quanto vuoi, al massimo troverai solo quella che sto postando adesso. Ho quattordicianni, quando l'ho scritta ne avevo dieci, perché questa domanda? Ti pare così bella mia poesia? Per me è non è né brutta né bella, ma sei libero di pensarla come vuoi.

D: Ma perché proprio la morte? Sai che sei strano? Ti pare normale fare un'ode alla morte? Praticamente è come firmare la propria condanna a... a... a morte!!

R: Allora, non volevo fare le poesie sulla nonna carmela o sull'agnellino come ha fatto metà della mia classe. Non voglio morire (come da titolo). Firmare la propria condanna a morte? Ma che ti sei fumato 0.ò?

D: 6 1 frocio!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!1111111111! uno uno uno unoooooooo

R: Questa non è una domanda -.-
Capito? Quindi, prima di commentare, leggete!

Ecco la tanto attesa poesia:

O Dolce Morte.

"O Dolce Morte
Vieni a prendere chi vive in questo mondo, paragonabile a un forte.

O Dolce Morte
Tu sei una dolce canzone, di tutte la più forte
vieni a prendere i defunti per portarli in un mondo migliore
dove si può ridere e scherzare per ore.

O Dolce Morte
Tu apri quelle porte
che ci conducono in paradiso
per poi svanire lasciandoci un sorriso

O Dolce Morte
Triste è questo compito che svolgi con mani corte
perché separi le persone dai loro affetti,
ma loro ti guardan sempre con tutti i rispetti."

Fine.

Leggetela, commentate, fatemi capire se sono così negato nello scrivere poesie ;)!

La poesia nella pagina del mio quaderno di prima media (ho usato lo scanner, non so se lo conoscete). L'ulteriore riprova che avevo dieci anni quando l'ho scritta (anche se non si capisice quasi nulla, la calligrafia è da un bimbo di dieci anni XD).

Non credo proprio che la morte sia un teschio incappucciato che se ne gira tranquillamente con una falce, in ogni caso, quando morirò ve lo farò sapere (se sarete ancora vivi, s'intende XD).

Al prossimo post ;)! (questo sì che è originale -.-)

sabato 28 giugno 2008

Eroi e cattivi ─ Come crearne di decenti?

Grandi personaggi. Eroi memorabili. Benefattori, mostri, persone normali invischiate in situazioni eccezionali!
Se sono rimasti impressi nella nostra memoria, ovviamente, non è solo per il loro lato eccezionale che li contaddistingue dalla massa.
Tuttavia per molte persone è difficile immedesimarsi o anche solo lasciarsi affascinare da un personaggio del tutto fuori dal comune.
Sempre più spesso, infatti, accade che il grande personaggio (quello che non dimentichiamo più) sia costituito da tre parti di umanità e da una parte, o anche solo da una goccia, di stra-ordinario.
Sono i grandi romanzi a lasciarci impressa l'immagine dei loro protagonisti, ma sono anche i grandi personaggi ad abitare la nostra fantasia, vivendo di vita propria fuori dai libri in cui li abbiamo conosciuti.
Anzi, ci sono personaggi di cui ricordiamo il nome anche se dimentichiamo quello del libro e dell'autore.

Eroi ─ Come farli grandi?

Ciò che rende memorabile un personaggio è la combinazione perfetta di usuale ed inusuale.
Devono esserci nel personaggio qualità umane che il lettore condivide con lui e che gli impediranno si buttare via il libro esclamando: "Ma che assurdità! Assurdo! Assurdo! ASSURDO!", miste però a qualcosa di eccezionale che attirerà l'interesse e impedirà al lettore di chiudere il libro per il motivo pposto, borbottando: "Che noia, la protagonista sembra mia nonna, il cattivo, invece, è la fotocopia del mio capufficio".
Che cos'anno in comune Ulisse e Spider-man, Don Chisciotte e John Rambo, Paperon de' Paperoni e D'Artagnan? Si tratta di peronaggi che hanno caratteristiche che li rendono straordinari: l'astuzia di Ulisse, i super poteri di Spider-man, la dolce e quasi ingenua follia di Don Chisciotte, il coraggio di Rambo, l'avidità di Paperone, l'abilità di spadaccino di D'Artagnan e così via. Il personaggio diventa emblematico di una qualità.
Ognugno di questi personaggi, però, ha anche qualcosa di umano, qualcosa che li corregge, in un certo senso, qualcosa che li rende accettabili agli occhi del lettore e che lo spinga ad indentificarsi in loro e non a limitarsi ad osservare le loro prodezze in maniera esterna. Se Rambo fosse solo una macchina per uccidere e non avesse a carico il dolore del fardello del reduce sarebbe una figura ad un'unica dimensione: presto ci stancheremmo di guardarlo.
Paperone non è solo avaro: il suo inguaribile attaccamento al denaro materiale ha anche altri aspetti che suscitano simpatia e tristezza.
Non a caso, quindi, gli eroi che hanno conquistato il pubblico sono quelli più umani e tormentati, come Batman e Spiderman, che, deposti gli abiti di giustizieri, tornano ad essere vulnerabili come noi.

I cattivi ─ Come renderli... ehm... cattivi.

Dal punto di vista narrativo i cattivi, i cosiddetti antagonisti, i personaggi ostili all'eroe sono spesso più importanti del protagonista stesso. Sono loro che, con azioni malvagie, «creano» la storia.
E può capitare anche che la loro figura rimanga ancora più impressa di quella del protagonista.
Esistono fondamentalmente tre tipi di cattivi:

1) Il cattivo integrale.
Mr Hyde (creato dallo scrittore Robert Louis Stevenson) è il cattivo integrale per definizione: nasce infatti dall'esperimento fantascentifico del Dottor Jekyll, che resce a separare da sé la componente istintuale, malvagia e bestiale della propria natura e finisce per soccomberle.
La stessa operazione narrativa viene brillantemente ripetuta da Italo Calvino ne Il visconte dimezzato, dove a separare la metà buona da quella cattiva non è la pozione del Dr. Jekyll, ma un colpo di cannone; invenzione che si rivela irreale quanto la prima.

2) Cattivo perché costretto ad esserlo. (oh, poverino!)
Il Master di Ballantrae (altra opera di Stevenson) è un esempio concreto per questa tipologia di cattivo. Due fratelli, Henry e James, lanciano una moneta per decidere chi potrà condurre una vita di lusso, tra gli agi del castello del padre, e chi, invece, dovrà gettarsi nell'azzardo e nelle barbarie di una guerra civile. La sorte tocca a James, che da questo momento si trova a diventare, fra i due, il cattivo, benché il suo carattere non sia più malvagio di quello del fratello.

3) Il cattivo "affascinante".
Prendiamo Dracula, la cui tenebrosa virilità ha sedotto generazioni di lettori. Prendiamo L'isola del tesoro (sempre di Stevenson): qual è il segreto di Long John Silver? Cos'è che lo accomuna agli altri farabutti o al dottor Lecter de Il silenzio degli innocenti (il thriller di Johnathan Demme. Con JodieFoster, Scott Glenn, Anthony Hopkins, USA, 1991)? La risposta è semplice: Silver è cattivo, questo non lo mette in dubbio nessuno, ma la sua è una cattiveria grandiosa che lo pone al di sopra degli altri meschini criminali da quattro soldi che gli girano in torno, e l'agire sinistro di questo cattivo è accompagnato da un'ironia che non può non essere non definita... ehm... accattivante.

Italo Calvino autore della trilogia Il visconte dimezzato (1952), Il barone rampante (1957), Il cavaliere inesistente (1959).

Direttamente dal genio di Robert Louis Stevenson: Lo strano caso del Dottor Jekyll e Mr. Hyde. Opera che, a mio parere, costituisce il suo più grande capolavoro letterario.


Apro anche una parentesi a parte per i cattivi dei fumetti: i cosiddetti villains.

Per molti versi quello dei supereroi è un gioco che ha a che fare con il doppio e lla doppiezza. Ci sono i segreti delle identità nascoste dai cappucci, la menzogna come metodo sistematico di occultamento di una parte della loro vita. I supereroi determinano spesso la nascita dei loro più acerrimi nemici. Una specie di gioco a incastro di cause, casualità e conseguenze che causa la nascita di una nemesi bizzarra come l'eroe stesso. Ma se il gioco è doppio, tanto da legare l'eroe al villain a un vincolo esistenziale (cosa ne sarebbe del primo senza il secondo e viceversa?) allora si può anche alzare la posta, rilanciare, raddoppiare. Ecco perché alcuni giustizieri non hanno un solo avversario, ma schiere di pretendenti al titolo. Spiderman è uno di quei personaggi che ha avuto la fortuna di avere tantissimi nemici con cui confrontarsi, ma per tutto il periodo classico della serie uno fra tanti ha dominato la scena, emergendo come il nemico ufficiale: sto parlando di un bellissimo cattivo: Goblin, il folletto verde. Goblin è morto varie volte, ha perso la memoria tante altre, ha cambiato identità in infinite circostanza ed è persino divenuto una sorta di stirpe maledetta. È stato usato a tal punto da porre problemi di coerenza agli autori della Marvel che, ricordiamocelo, lavorono su vicende ambientate in un universo unico, coerente nello spazio e nel tempo. Molti hanno cercato di creare un avversario all'altezza del famigerato folletto verde, e hanno fallito. David Michelinie, invece, ha avuto un'intuizione azzeccata, che l'ha portato a creare quello che oggi viene considerato il "secondo" nemico di Spidey: Venom. Che ha caratterizzato gran parte della produzione degli anni Ottanta e Novanta. Venom non è solo Eddie Brock, un uomo malvagio che odia Peter Parker perché lo ha rovinato professionalmente, ma è anche un individuo dotato di una parte dei poteri dell'Uomo Ragno. Mi spiego: durante gli anni Ottanta, la Marvel decide di cambiare il look del nostro supereoe. Via la tuta blu e rossa sostituita da un essere alieno color inchiostro, di sostanza liquida e che aderisce come un parassita ai corpi degli organismi ospiti, garantendo loro capacità eccezionali. Un alieno intelligene e malvagio, decisamente poco adatto per un eroe, ma perfetto per elevare ai massimi gradi la crudetà di un uomo degradato. Brock, però, non è solo il nemico , ma rappresenta un' immagine distorta dell'Uomo Ragno, uno indossa colori sgargianti, l'altro è nero; uno ha i poteri dell'insetto da cui è stato morso, ma rimane pur sempre un uomo. L'altro diventa una sorta di insetto gigantesco e vive unito ad un simbionte alieno. Venom è indubbiamente un bellissimo personaggio. Ha un'immagine potente, perché è uno Spider-man ipertrofico e, soprattutto, è completamente folle. La Marvel lo ha molto utilizzato, creandogli un solido background e rendendolo protagonista di una nuova testata personale. Addirittura, gli autori della Casa delle Idee si sono creati la sua nemesi, Carnage, una versione ancora più distorta e psicotica, per continuare a dismisura questo gioco di doppi.

Un terzetto decisamente memorabile! A sinistra c'è Carnage, al centro Spider- man e a destra il mitico Venom!

Alla prossima puntata! (anche se ormai sto diventando monotono).

Link utili:

Spider-Man Italia, il portale italiano dedicato all'Uomo Ragno.

Marvel: The Official Site.

Biografia di Italo Calvino.

Biografia di Robert L. Stevenson.

venerdì 27 giugno 2008

Nuova moda per la premiazione dei blog! Ma io non me ne ero accorto?! Mah...

Prima di tutto volevo scusarmi per non aver aggiornato costantemente il blog negli ultimi giorni. Quest'anno, come saprete, ho dovuto sostenere gli esami per conseguire la lincenza media. Che dire? La cosa si è fatta molto stressante (soprattutto gli ultimi giorni prima dell'esame orale) e sono addirittura arrivato a sognarmi l'intero colloquio pluridisciplinale con i professori. Gosh!

Passiamo al tema del post:

Ultimamente fra i vari blog questa nuova ed interessante iniziativa che consiste nel pemiare sette blog a scelta in un intervento del proprio e di elogiarli per le le loro caratteristiche e al contempo si mostrano i nomi di chi ci ha premiato.
Tale premio è stato chiamato Brillante Weblog (che a mio parere non suona molto bene).
Visto che tutti hanno copiato la descrizione di tale "concorso" dai loro premiatori io mi stavo appunto scervellando per risultare un po' più... originale, ecco, ma a quanto pare non ho scelta, visto che non trovo niente di "geniale" XD.

Copia e incolla(bieco):

Brillante Weblog viene assegnato a siti e blog che risaltano per la loro brillantezza sia nei temi che nel design e il suo scopo è di promuoverli tutti nella blogosfera mondiale.

Regolamento:
1. Al ricevimento del premio, bisogna scrivere un post mostrando il premio e citare il nome di chi ti ha premiato mostrando il link del suo blog
2. Scegli un minimo di sette blog (o di più) che credi siano brillanti nei loro temi o nel loro design. Esibisci il loro nome e il loro link e avvisali che hanno ottenuto il Premio "Brillante Weblog".
3. (Facoltativo) Esibire la foto (il profilo) di chi ti ha premiato e di chi viene premiato nel tuo blog.

Non vi nascondo che è stato veramente semplice scegliere i primi tre blog da premiare visto che erano gli unici nel mio elenco link! Lol? Per gli altri quattro ho avuto un po' di difficoltà, visto che altri blog non ne conosco ( o li commento molto raramente) mi sono fatto un giretto negli elenchi di alcuni siti amici ed ecco il risultato:


I mie premiatori:



I miei (fortunati) premiati:

Il Rifugio di Taotor: Il blog del mio (unico) premiatore. Lo stimo moltissimo per la qualità dei suoi scritti e per la maturità dei temi da lui trattati nel suo blog.

The House of Sonic: Il blog di un graffitista. Probabilmente questo premio non verrà ricambiato, visto che il suo blog è andato a farsi fott... ehm... attualmente non viene più aggiornato (XD, volemose bene, ciccio!). Tuttavia mi piacciono molto i graffiti ed io stesso amo farli, ogni tanto. Denunciatemi pure, a questo punto!

Afanear: Ho deciso di premiare questo blog perché, a mio parere, risulta un po' fuori dalla norma ed originale. Per me è semplicemente geniale, non ho altro da dire.

Gamberi Fantasy: A differenza (e a dispetto) di altri dirò il perché della mia scelta. Gamberi Fantasy è forse il blog più attendibile che esista riguardo al genere Fantasy, finalmente qualcuno ha avuto il coraggio di fare una distinzione concreta fra ciò che è merda e ciò che costituisce Vero Fantasy. Molto esaustivo anche per tutto ciò che concerne la letteratura Non Fantasy.

Baionette Librarie: Il blog di Carronan che non mi conosce, o meglio mi conosce solo di "vista" XD. Apprezzo il suo blog per l'utilità degli argomenti trattati, per i dettagliatissimi interventi sulle armature dell'epoca medievale e per le cose oscene del suo sito :O.

Altamente Volatile: Il blog trattato da Auletride è decisamente interessante. L'ironia con cui descrive i "guai" in cui spesso va a finire in quanto scrittrice è coinvolgente. Brava, Auletride! Continua così ;)!

Lo Scrittore Emergente: Ci sono stato solo una volta, ma a me è sembrato un bel blog, anche abbastanza interessante. Insomma, Simone M. Navarra promette davvero bene!
N.B: L'ordine di premiazione di tali blog è puramente casuale, caro visitatore! La Voce nella Notte non fa discriminazioni!

Grazie a Dio, ho finito. Uhm... chissà se qualcun altro mi ha premiato? Forse è chiedere un po' troppo :)! Già il solo fatto che una persona abbia apprezzato il mio blog mi riempie d'orgoglio. Non potevo chiedere altro, sul serio!


È una gemma preziosa? È il Premio Nobel? Ma no! È Brillante Weblog! Per un premio così vendereste vostra madre!!

Visto che non posso premiarmi da solo concludo qui. Alla prossima puntata!

giovedì 19 giugno 2008

Il doppiaggio ─ I pro e i contro.

Sono perfettamente consapevole che il doppiaggio c'entra poco e nulla con la recitazione di teatro. Il punto è che questo blog è stato creato per parlare della recitazione in generale, perciò La Voce nella Notte si sta prodigando per analizzarla sotto ogni suo aspetto :).

Il doppiaggio viene considerato come una branca della recitazione: certo non si recita in prima persona, non si affronta il terrore del pubblico, non si devono fare determinate mosse come al cinema, però bisogna essere molto bravi ed abili. Bisogna saper sfruttare la propria voce, cambiarla, quando è necessario, analizzare la mimica facciale del soggetto che si vuole doppiare, le sue espressioni, i suoi gesti. In poche parole, anche qui bisogna immedesimarsi nel personaggio: capirne i sentimenti, le gioie e i dolori.
Il doppiaggio è quel procedimento col quale nei prodotti audiovisivi si sostituisce la voce dell'attore, con quella del doppiatore. Il doppiaggio è utilizzato per adattare un film ad un'altra lingua, naturalmente diversa da quella madre.
Tuttavia ci sono dei casi in cui si ricorre al doppiaggio per una particolare esigenza del regista: se la voce dell'attore presenta inflessioni dialettali eccessive o non è adatta alla tipologia di personaggio che sta interpretando, allora le sue parti vengono doppiate dalla voce che il regista ritiene migliore per quel ruolo.

Per poter doppiare un' opera prima la si deve tradurre:

La traduzione di un'opera è un procedimento complicato e problematico, perché spesso è difficile conservare il senso esatto e lo stile della versione originale. Il doppiaggio non fa eccezione, anzi, un (buon) doppiaggio deve rispettare non solo il senso delle battute, ma anche il labiale dell'attore. Dato che è molto difficile che la traduzione più fedele abbia lo stesso numero di sillabe della frase originale, spesso il doppiatore la modifica per raggiungere un livello di sincronizzazione soddisfacente, sacrificando, però, una parte della fedeltà all'originale.
Il doppiaggio cancella le voci proprie degli attori: secondo alcuni, questo impedisce di apprezzare una buona parte dell'interpretazione originale, che non è fatta solo di gestualità e mimica, ma anche di pronuncia, timbro della voce, di intonazione e di tutte quelle sfumature che concorrono a caratterizzare il personaggio interpretato. Naturalmente, alcuni attori la cui recitazione sul fronte della voce non è eccelsa, possono venire "recuperati" dalla bravura del doppiatore, anch'esso attore. Comunque, secondo questa corrente di pensiero, il doppiaggio è accettabile solo se diretto o supervisionato dall'autore stesso del film, perché in questo caso ne conserva il pregio artistico.

Sottotitoli. Risolvono il problema?

Nell'ambito del grande (o del piccolo) schermo quella dei sottotitoli è solo un'opzione per i non udenti. Ma se si considera anche l'ambito videoludico ci accorgiamo che non è più così.
Molti videogiochi sono doppiati in italiano, ma molti altri no. Sto parlando dei prodotti che vengono fabbricati in Giappone che passano in America e che arrivano qui in Europa.
nessuno ha mai preso in considerazione l'idea di doppiarli in Italiano/Francese/Tedesco? A quanto pare no. Infatti li troviamo solo sottotitolati in italiano, ma l'audio è in inglese. Forse è meglio così, in un certo senso, il doppiaggio americano è ben fatto e con i sottitoli il giocatore deve fare uno sforzo minimo per capire la trama. D'altro canto, forse per alcuni può risultare sgradevole essere costretti a sorbirsi intere esperienze videoludiche in una lingua divesa dalla propria. Inoltre lo "spettatore" è costretto a distogliere lo sguardo dall'inquadratura per poter seguire il dialogo, facendo perdere spesso una parte anche consistente della visione.
Inoltre non è detto che i sottotitoli impongano meno vincoli alla traduzione rispetto al doppiaggio: talvolta, il traduttore può decidere di accorciare e riassumere le frasi per non affollare troppo lo schermo e velocizzare la lettura.

Il doppiaggio delle animazioni:
Prima di tutto occorre specificare che i cartoni giapponesi, i cosiddetti Anime, sono molto espressivi e per questo molti doppiatori si trovano meglio a lavorare su quelli occidentali.
Un esempio molto comune è quello dei Simpson, la famosissima sitcom animata creata dal fumettista Matt Groening e poi riadattata dalla FOX per essere programmata in televisione.
Il personaggio principale della serie è, ovviamente, Homer Simpson.
A doppiarlo c'è colui che viene considerato il migliore dei doppiatori comici italiani: Tonino Accolla.
Tonino Accolla ha la fortuna di avere una voce eccezzionale, secondo me, può essere modificata e riadattata a seconda delle esigenze del personaggio. Quella di Homer Simpson è sicuramente una delle sue interpretazioni migliori. Seguendo le puntate della serie (il cui doppiaggio è stato diretto dallo stesso Tonino Accolla) ci accorgiamo di come la voce di Homer possa cambiare radicalmente. Quando sbaglia ed esclama "DOH!" la sua voce è grave, molto profonda. Quando invece si mette a parlare di cibo, sbavando, magari, allora sembra quasi un pervertito XD. Quanod invece esclama il famosissimo "MITICO!" allora la voce è totalmente diversa da quella del "DOH!", è più acuta, stridula, in un certo senso.


Tonino Accolla.
Homer Simpson, un personaggio che non ha bisogno di presentazioni!


Ma per renderci conto della differenza tra opera doppiata e opera originale abbiamo bisogno di un confronto più... pratico, ecco.
Ecco due trailer quasi identici del film dei Simpson, il primo è in italiano, mentre il secondo è in inglese. Tastate con mano la differenza!


video

Il trailer italiano...

video

... e quello inglese!
Scoprirete che non è cambiato poi molto. Grazie della lettura! Alla prossima puntata!
Link utili:

martedì 17 giugno 2008

Sulla parodia.

Parliamo di un generere letterario molto particolare: la parodia.

La parodia può essere intesa come un acido: la si versa sulla superficie che si vuole corrodere e lasciamo che raggiunga il nucleo dell'opera o della storia di cui vogliamo occuparci e che lo divori. Al posto di esso rimane dunque uno scheletro, una specie di impalcatura vuota.
Per raggiungere tale scopo, la narrazione parodistica deve avere una conoscenza totale dell'oggetto su cui vuole agire. Deve sondarlo, perimetrarlo, esplorarlo in ogni suo aspetto, anche nei più piccoli.
Insomma, ci si deve creare una specie di Identikit.
Tale Identikit, però, non deve rimanere semplicemente fine a se stesso. Esso può aiutarci a scovare il punto dove si può "incidere" meglio e serve a comprendere la natura più profonda e oscura di esso.
Un esempio che abbiamo tutti quanti sotto gli occhi è Corrado Guzzanti.
Corrado Guzzanti è un attore ed un autore, in entrambi i casi straordinario.
Nel suo film Fascisti su Marte, immaginando una spedizione militare che intende colonizzare il pianeta rosso (che finalmente diventerà il pianeta nero XD), Guzzanti rimpolpa la nostra impalcatura, selezionando sistematicamente alcuni elementi del fascismo ed esasperandoli fino a renderli buffi e comici.
La dissezione chirurgica dei discorsi pubblici di Mussolini è un modo per approfondire meglio la storia del nostro paese e riflettere su di essa. La parodia ha dunque raggiunto il suo scopo: essa, infatti, è una narrazione di scoperta e conoscienza.

Corrado Guzzanti.


Un altro esempio è la parodia di Mike Buongiorno che Rosario Fiorello mette in atto nella celeberrima trasmissione radiofonica Viva Radio Due.
Sicuramente è una delle gag più comiche e divertenti degli ultimi anni. Ma perché è così divertente?.
Che cosa ha a che fare il Mike Buongiorno di Fiorello con quello reale? Apparentemente nulla. Il primo è collerico, odia i bambini, li tortura sadicamente, ed è uno stallone implacabile XD.
L'immagine del vero Mike Buongiorno è del tutto diversa: un gentlemen che rraramente alza i toni della voce e quasi mai si è sentito scadere nel torpiloquio.
Insomma sembrerebbe che la parodia di Fiorello si limiti a creare un Mike diametralmente opposto all'originale.
Non è così, invece.
Se fosse così non rideremmo tanto. Se i tratti della personalità di Mike Buongiorno che Fiorello tanto esaspera non fossero in già esistenti in lui (anche se in misura minore e quasi del tutto sopiti, ovviamente) non potremmo cogliere alcuna parentela tra l'originale e la parodia. Invece la parentela la cogliamo eccome: alcuni spettatori si spingno a dire che ormai il vero Mike Buongiorno e lo sciupafemmine che ascoltano alla radio.
Quindi quei tratti comuni esistono: Fiorello li ha saputi individuare, sotto la superficie, e anche noi, adesso che ce li hai messi sotto gli occhi, riusciamo a coglierli. Fiorello non fa altro che esasperare alcuni scatti d'impazienza in alcune puntate del quiz Genius trasformandole in furibonde ondate d'ira. Mike Buongiorno non è un ingenuo, infatti. É dotato di grande intelligenza. Un'intelligenza della quale egli, scaltro, si guarda bene dal fare sfoggio gratuito.Questo aspetto avrà certamente colpito anche Fiorello: c'era una contraddizione in quell'uomo, ingenuo per mestiere e furbo a telecamere spente. Era tempo di far esplodere tale contraddizione. Ecco che nasce la parodia.




Rosario Fiorello.



Mike Buongiorno. Allegria!


Dunque è questa la parodia: cioè la dissezione chirurgica e metodica degli elementi dell'immaginario collettivo dominante, volta al loro ridicolizzamento. Bisogna distorcerli a proprio piacimento per renderli comici e divertenti. É un'arma, in sostanza. Un'arma che può anche ridicolizzare il potere nel senso stretto del termine: potere politico o, peggio, dittatoriale.


Charlie Chaplin in una scena de "Il Grande Dittatore" (USA, 1940), film da lui diretto ed interpretato.

E, come sempre, alla prossima puntata!

sabato 14 giugno 2008

Rimosso.

*Rimosso*

Etciu'! Avvertenza:
Il seguente post, insieme ai commenti riguardanti esso, e' stato cancellato a causa di alcuni reclami.
Pertanto la sua visualizzazione non e' piu' possibile.
Grazie.

venerdì 13 giugno 2008

Orestiade di Eschilo. L'Agamennone. La Guardia.

L'Orestiade di Eschilo è una famoso poema che si divide in tre tragedie: Agamennone; Coefore; Eumenidi.

La trama è la seguente: La guerra fra greci e troiani è ormai finita(sapete benissimo chi ha vinto), Agamennone ritorna a casa e viene acclamato come un eroe al suo ritorno. Ma sua moglie, la regina Clitennestra, trama di ucciderlo per impossessarsi, insieme all'amante Eschilo, del suo regno.

Clitennestra ed Eschilo riescono nel loro intento, ma l'unico figlio maschio di Agamenonne, Oreste, ritorna ad Argo per vendicare il padre.

Per maggiori dettagli consultate pure Wikipedia.

Oggi analizzerò l'Agamennone. Precisamente quando il re di Argo deve fare ancora ritorno in Grecia, vittorioso.

Una guardia è rimasta nella casa degli Atridi da quando è iniziata la guerra; il suo compito è quello di avvistare il fuoco, cioè il segno della caduta di Troia.

Ecco qui il fatidico annedoto:


Guardia ─ "Dio, fa che finisca presto questa pena! Da anni e anni sto qui, senza pace, come un cane, in questo lettuccio della casa degli Atridi, ad aspettare. Conosco ormai tutti i segni delle stelle, specie di quelle che ritornao con l'estate e l'inverno, e in cui traspare, di fuoco, l'altor mondo. So tutto di loro, le nascite, i crepuscoli... E sono sempre qui: ad aspettare il segno della lampada, la fiammata che porti notizie da Troia, la parola vittoria!

La stessa angoscia che prova una donna quando cerca l'amore. Ah, mentre sto qui, in questo lettuccio bagnato di rugiada, che mi tiene, la notte, lontano dai miei, in questo lettucci che non conosce i sogni, se ho voglia di cantare, o di fischiettare , e così cercare, col canto, di vincere il sonno, invece piango: perché penso al destino di questa casa, alla sua gioia di un tempo. Ah, vedessi oggi la fine della mia pena, e splendesse il fuoco, segnale di gioia!"


Poi, casualmente, ecco che:


Un fuoco riverbera lontano.


Guardia ─ Evviva! Fuoco, che fai giorno della notte, un giorno di festa, nella città di Argo! Evviva, evviva! Corro a chiamre Clitennestra, perché si metta a gridare, alzandosi dal letto, rispondendo a quel fuoco con grida di gioia! Troa è vinta, lo dice quel segnale di fuoco! Io per primo aprirò, ballando, la festa! Il dado gettato dal mio sovrano ha vinto la sorte, e il mio lavoro sarà compensato mille volte! Che io possa, come rientrerà il mio sovrano, con la mia mano toccare la sua amata mano... Ma sarò muto, su tutto il resto, come una tomba... Che parlino questi muri, se possono: loro la sanno tutta, la verità! Io, per chi sa, parlo, per chi non sa, ho dimenticato... (entra nel palazzo).


Allora. Io ho visto tutta l'Orestiade di Eschilo al teatro greco di Siracusa in occasione del mio compleanno, e devo dire che, seppur microfonati, quegli attori sanno gridare.

L'interpretazione mi è piaciuta molto, anche se non ho capito perché il mio maestro continui a definirle "cagate pazzesche"... mah, m'informerò, mglio non contraddirlo, per ora.

Analizziamo il testo; nella prima parte dovete sembrare annoiat, ma al contempo esprimere la vostra angoscia e il vostro dolore (non vorrete mica che il pubblico si addormenti, vero?).

Esempio. (voce forte) Da anni e anni sto qui (pausa di mezzo secondo) senza pace (pausa di mezzo secondo) come un cane ecc.

Sostanzialmente è questo quello che si deve fare: manifestare bene il proprio dolore e la propria stanchezza.

Poi, all'improvviso, sgranate gli occhi; non riuscite a capacitarvi di ciò che state scorgendo da lontano. É fuoco! Ma non un semplice fuoco; ma il segnale che rappresenta la vostra salvezza e la vostra via di fuga da questo lavoro terribilmente noioso e logorante!

Quindi dovete esplodere urlando ancora più forte di prima.

Esempio: EVVIVA! FUOCO, CHE FAI GIORNO DELLA NOTTE, UN GIORNO DI FESTA, NELLA CITTA' DI ARGO! ecc.

Poi, però, quando inizia a dire "Ma sarò muto..." tornate seri, e calate leggermente la voce, come se doveste sussurare (fatevi sentire, però!).


Locandina dell'Orestiade di Eschilo. I prezzi del teatro Greco sono un po' da ladri, ma ne vale decisamente la pena :)!


Ok, cari aspiranti attori, per oggi è tutto. Tornerò a parlare dell'Orestiade nel prossimo post, dove introdurrò le Coefore.


E, come promesso, qualcosina per sciogliervi la lingua!
Scioglilingua:


Se l'arcivescovo di Costantinopoli si volesse arcivescovoscostantinopolizzare, vi arcivescovoscostaninopolizzereste anche voi per arcivescovoscostantinopolizzare lui?


Il Papa pesa e pesta il pepe a Pisa e Pisa pesa e pesta il pepe al Papa.


Trentatre trentini entrarono trotterellando in Trento tutti e trentatre trotterellando.


Chi troppo in alto sale cade sovente precipitevolissimevolemente.


Tre tozzi di pan secco in tre strette tasche stanno; in tre strette tasche stan tre tozzi di pan secco.


"C'è il questore in questura a quest'ora?" "No non c'è il questore in questura a quest'ora, perché se il questore fosse in questura a quest'ora sarebe questa la questura!"


Se la serva non ti serve, a che serve che ti serva di una serva che non serve? Serviti di una serva che serve, e se questa non ti serve...


Alla prossima puntata!


mercoledì 11 giugno 2008

Rubrica: Uno spazio per gli altri Nidi. Il Rifugio di Taotor.

Sono sempre di più i giovani scrittori in erba che decidono di aprire un blog dove discutere del più e del meno e pubblicare i loro racconti.
Perciò La Voce Nella Notte - pur essendo una pagina Web dedicata alla recitazione - parlerà anche di quei blog.
Oggi parliamo di un personaggio molto importante - almeno per me -, egli ha muscoli d'acciaio ed uno spaventoso QI. Sì, avete capito bene, sto parlando di Federico Russo "Taotor".
Ma cosa sappiamo veramente di questo losco individuo? Beh, lo staff della Voce si è occupato personalmente di raccogliere quante più possibili informazioni sull'oscuro passato del "Taotor", vediamo cosa sono riusciti a mettere insieme.
Egli inizia - almeno così si pensa - a farsi conoscere sul Web e crea un sito con altervista chiamato "Taotoria".


Immagine intestata di Taotoria in tutta la sua bellezza.

Perché Taotor?(copia e incolla da Taotoria).

Perché Taotor (o Tator; il nome completo è Taotor Andirabas) è il nome dell’unica divinità messapica che finora si conosce. E’ stato scoperto da non molto tempo, grazie alle iscrizioni messapiche trovate nella grotta di Roca (LE). Perché proprio una divinità messapica, allora? Perché io sono messapico! ^_^ Abito in Puglia, nel Salento (la Puglia in passato era divisa in Daunia, Peucetia e Messapia). D’accordo, scegliere il nome di una divinità non è una cosa da niente, ma si sa, noi scrittori siamo presuntuosi…

Io chi sono?(copia e incolla da Taotoria).

Quell’individuo dal sorriso ambiguo sono io.

Penso che i contenuti del sito bastino a mostrare chi sono. Sono nato nel ‘90, ho 16 anni, mi piace scrivere e leggere (non l’avevate intuito, eh? ;) ). Leggo di tutto, ma preferisco il fantasy, e apprezzo molto i romanzi storici e gli horror. Mi piace anche la storia, in particolare quella medievale.
Quando ascolto la musica, si tratta di classica, medievale, metal, celtica (gusti molto diversi, lo so!).
Sono cristiano, francescano, e amo l’Antico Testamento. Non provo una certa simpatia per gli atei - nonostante abbia molti amici che lo sono.
Aborro l’ostentazione (soprattutto quella americana) del lusso, della ricchezza e del sesso.
Mi piace l'arte romantica, e l'artista che preferisco è Caspar David Friedrich.

Ora penso che un'idea sul Taotor ve la siate fatta, no?
Beh, verso il Settembra 2007, ha un colpo di genio e crea un nuovo blog, ma su Google questa volta: Il Rifugio di Taotor :o.

Estratto Inaugurazione del Rifugio di Taotor.
Se Taotoria è il mio ufficio, quindi - quello con la scrivania buona, la lampada in ottone dalla campana verde e il tagliacarte in argento -, il Rifugio rappresenta un salotto - in una cascina sulle montagne, con rozzi tavoli e sedie in legno, le finestre che danno sul paesaggio, e un camino con la legna scoppiettante.

Una delle tante foto di Taotor esistenti sul Web. Non lo vedete il sorrisetto ambiguo, gli occhi maligni e l'amore per tutto ciò che è male? Io sì.

Il Rifugio è un bel blog e io lo rispetto veramente. Lo considero come un punto di vista e di riferimento, perché il primo blog che ho trovato dove non si dicono cazzate a palate 0.o!
Inoltre ho letto "In cammino con la strega" e mi ha preso davvero e non come altri racconti di giovani scrittori, che quando li leggi o muori di noia o ti senti quasi come se fossi costretto a leggerli (ma in modo negativo). Perciò spero vivamente di poter leggere qualcos'altro scritto di suo pugno :D!
I temi trattati da Taotor sono tutti eccellenti e a seguire il suo blog non ci si annoia mai! Quindi, questa specie di "recensione" gliela devo, in un certo senso, e non solo perché è stato il mio primo commentatore XD.
Diciamo le cose come stanno: Taotor è bravo. Un'ottima penna, piena di vivacità, anche se forse in alcuni tratti è un po' rozza, ma assolutamente piacevole. Come i binari di un treno per una carriera moolto promettente^^!

"Taotor, grazie di esistere" ha affermato il presidente del Consiglio, Berlusconi XD.

F. A. Q.
Frequently Asked Questions.
Ovvero.
Domande Poste di Frequente.

Oggi, tra le tante domande da voi poste, lo staff della Voce Nella Notte ha selezionato:

D: Ciao! Tutti dicono che il mio blog fa schifo; non c'è nemmeno un articolo. Me lo fai un post apposta per il mio sito? Eh? Eh? Eh?

R: No.

Riprenderò a parlare della recitazione con il prossimo post. Buona giornata a tutti!

Link utili:

Il Rifugio di Taotor.

Taotoriä.


lunedì 9 giugno 2008

Basi per recitare e F. A. Q.

Sono stato incoraggiato dai "numerosi" frequentatori del blog a pubblicare questo secondo articolo sulla recitazione.
"Ma a me secca!!! Il blog è mio e ci faccio quel cazzo che voglio!!!"

Questa sarebbe stata una risposta più che legittima (scherzo, scherzo), ma visto che questo è un blog dedicato alla recitazione e al teatro mi sembrava giusto, almeno per i primi 999 articoli (sì, avete letto bene XD), spiegare le regole base della dizione e dare qualche consiglio ai miei aspiranti attori per fare in modo che possano esprimere tutte le loro potenzialità sul palcoscenico.
Per prima cosa voglio vare qualche piccolo chiarimento: questo blog non ha nulla a che vedere col film di Patrick Stettner con Robin Williams e compagnia bella, quella è "Una voce nella notte", mentre la mia è "La voce nella notte".
Detto questo possiamo finalmente parlare della recitazione.
Come ho già specificato nel precedente post, è importantissimo che vi sentano tutti e quindi dovete URLARE! E cazzo!
Un esercizio utile per alzare la voce è questo:
Due persone si mettono in una stanza abbastanza spaziosa (ma va bene anche il giardino/cortiletto di casa), non fatelo in un luogo pubblico o per le strade della città se non volete essere presi per pazzi XD.
Allora, uno dei due si mette a camminare, facendo finta di essere assorto nei propri pensieri. L'altro dovrà stargli incollato e seguirlo come un'ombra e deve iniziare a dire una frase qualsiasi come ad esempio "Non posso vivere senza soldi". La prima volta deve semplicemente sussurarla (Non posso vivere senza soldi), poi la pronuncia più forte, come quando si parla normalmente.
Insomma, alla fine bisogna procedere aumentando sempre di più il tono di voce fino ad arrivare al gran finale; cioè quando si urla con tutto il fiato che si ha in corpo: "NON POSSO VIVERE SENZA SOLDI!" cercando di risultare il meno possibile arrabbiati.

N.B: Il tizio che cammina non dovrà minimamente dare peso al "barbone", deve solo continuare a camminare come se niente fosse. Terminata la prima fase ci si scambia i ruoli e il giochetto ricomincia. Semplice, vero?


Questo può essere un ottimo esercizio per imparare a graduare la nostra voce per ogni esigenza.


Animo! Per farsi sentire non serve mica il megafono, eh!


Per la dizione:
Tanto per chiarirci, stai buttando il tuo tempo a leggere questo articolo se te ne vai a mangiare una bella pizza con gli amici e per salutarli te ne esci con un bel "BUONASCERA".
Ricorda che il nostro alfabeto ha ben sette vocali:
a
e
é
i
o
ò

u

Niente da segnalare per a, i, u, ma abbiamo due tipi di "e" e due tipi di "o".
Sto parlando di vocali chiuse o aperte che si differiscono per il diverso accento e per la pronuncia.
Dunque abbiamo "e" aperta, che rimane così, ed "e" chiusa (é).
Stesso di scorso per la "o".
Le vocali chiuse vanno pronunciate come se avessero l' h davanti e quindi diciamo he ed ho.
"Amhore" la "o" è chiusa come potete ben vedere.
Tuttavia le eccezioni sono molte ed elencarle tutte risulterebbe impossibile e poi nemmeno il mio maestro le conosce tutte. Ehi, cos'è quella faccina triste? Mica vi abbandono così, lettori! Per ogni evenienza o dubbio c'è sempre il vocabolario! Lì le parole sono sciritte con tutti gli accenti giusti.
Quindi non Ammore ma Amhore(scritto amòre), il suono delle vocali chiuse deve essere più basso e più grave.



Consultare il vocabolario è facile e divertente! XD.

Per alcuni, come me, è facile parlare bene e senza inflessioni dialettali; è una cosa naturale. Perciò capita raramente di sbagliare la dizione e si può recitare essendo completamente digiuni riguardo le vocali chiuse e aperte. Mi spiace, ma non ho deciso io che l'italiano diventasse la lingua più difficile del mondo!
Altri, invece, saranno costretti ad usare sempre il dizionario e a segnare sul copione le pause e le vocali chiuse o aperte, almeno all'inizio: una volta aquisita l'esperienza necessaria se ne potrà fare tranquillamente a meno :].

Concludo inaugurando questa nuova rubrica chiamata F.A.Q.

Frequently Asked Questions.
Ovvero.
Domande Poste di Frequente.

Vediamo quali sono le domande poste più di frequente!
Oggi, tra le tante domande da voi poste, lo staff de La Voce Nella Notte ha selezionato:

D: Ciao amico attore! Anche a me piace recitare, però i critici dicono che faccio schifo, mia moglie è scappata con un afroamericano super dotato, la mia compagnia teatrale mi ha cacciato via e io sono stato sfrattato. Non hai pietà per me?

R: No.

Alla prossima puntata con qualcosina per sciogliervi la lingua, un paio di dialoghi e monologhi per i principianti e la temutissima improvvisazione ;)!

P.S: Proprio così, caro fan di Harry Potter. Il video non era il trailer dell'ultimo film. Sono contento che tu ci sia arrivato.


sabato 7 giugno 2008

Prova Aggiunta Video. Fan di Harry Potter, venite a frotte.

video

Chi ha mai detto che Harry Potter è un bravo ragazzo?

venerdì 6 giugno 2008

Semplice introduzione.

Bene, eccoci qui. Ad un giorno dalla nascita del blog.
Prima d'iniziare a pubblicare qualche dritta per gli aspiranti attori vorrei chiarire in maniera decente lo scopo che mi sono prefissato fondando questo blog.
Chiariamo subito che recitare è un'arte, ma non è alla portata di tutti. C'è chi ha talento e chi no. C'è chi può arrivare ad un certo livello, e chi, invece, deve accontentarsi di qualcosa di più modesto.
Recitare davanti ad un pubblico numeroso, superando le proprie paure e i complessi iniziali è un grande passo avanti. Ricevere gli applausi, poi, è una delle cose più gratificanti di questo mondo.
Per questo, anche se non si recita ad alti livelli, frequentare un corso teatrale e mettere in pratica, alla fine, tutto ciò che si ha imparato e ottenendo anche un risultato solo modesto può rivelarsi ugualmente gratificante che recitare in un grande teatro con una nota compagnia teatrale.
So che un corso online non può essere molto utile per un attore dilettante: egli deve prima ascoltare l'interpretazione vocale del maestro, il modo in cui va dosata la voce, le pause, gli eventuali gesti che si devono compiere e la dizione.





















Nella foto: Davide Sbrogiò, quel simpaticone del mio maestro! Ha debuttato, come coreuta e secondo messaggero, al teatro greco di Siracusa negli “Acarnesi” di Aristofane per la regia di Egisto Marcucci.

Tuttavia sono convinto che qualche consiglio può far comodo a chiunque. Sono rimasto sorpreso nello scoprire, infatti, che non sono pochi coloro che sin da giovani si cimentano in questi bellissimi corsi teatrali. Molti ragazzi sono incoraggiati dalla famiglia a prendere la strada della carriera teatrale, perché i loro genitori ritengono che essa possa aiutarli ad affrontare la timidezza.
Anche io prima di darmi al teatro ero molto timido, ora, però, non mi riconosco neanche! Esco fuori. Ho un sacco di amici e sono molto più sicuro di me. Per questo voglio incoraggiare i ragazzini più timidi a fare teatro, perché è un'esperienza di incalcolabile valore e merita di essere vissuta.

Spesso la timidezza mina le nostre capacità e ci lascia cupi e taciturni, impedendoci di tirare fuori il meglio di noi. Bisogna affrontarla, invece. Urlate quando recitate in un teatro! Urlate! Urlate perché tutti possano setirvi!
Se state interpretando la parte di Romeo in una scena del famosissimo dramma di Shakespeare, non dovete sembrare annoiati! Dovete pendere dalle labbra della vostra Giulietta, dovete dare al pubblico - e soprattutto a voi stessi - l'impressione di amarla veramente. E urlate! Che siate microfonati o meno, urlate! E fate sentire la passione e l'amore che ardono nella vostra voce.



















William Shakespeare. Nato nell'aprile del 1564. Per chi non lo sapesse; è autore di ben 154 sonetti e diversi poemi. Ci ha lasciato il 23 aprile del 1616.

Cosa guardare in uno spettaccolo teatrale e cosa scrivere in un'eventuale recensione.

Per recensire uno spettaccolo non basta soffermarsi esclusivamente sulla bravura degli attori, ma sulle entrate, gli effetti sonori ecc. Vediamo questa scaletta fornitami dal critico Paolo Randazzo.

Le cinque "W" sono fondamentali per osservare uno spettacolo da ogni punto di vista:

- What? Che cosa? Uno spettacolo di prosa, un musical, un monologo, una lettura e altro.
- Where? Dove? Un teatro, un luogo all'aperto, una strada, una sala.
- When? Quando?
- Who? Chi? Una compagnia, un regidsta, una produzione.
- Why? Perché? Occasione (rassegna, stagione, Festival).

Teniamo conto anche del testo.

Testo. Integrale? Autore? Adattamento? Traduzione? La storia (se c'è una storia)? Lavoro di drammaturgia? In che lingua? Lavoro di regia? Scrittura scenica? Tradizione del testo e della messinscena di quel testo?

Ed ancora:

- Scenografia.
- Gestione dello spazio scenisco e oggetti di scena.
- Luci e ombre.
- Musiche, suoni, rumore.
- Costumi.
- Tempi e ritmi teatrali.
- Attori
(genere di recitazione, caratterizzazione dei personaggi, interpretazione dei ruoli).
- Movimenti ed eventuali coreografie.
- Comunicazione col pubblico ed effetti su di esso.

- Senso estetico complessivo dello spettacolo (necessità artistica).
- Valutazione personale.

Evidentemente non c'è un ordine predefinito per questi elementi che ogni critico può utilizzare e dosare liberamente. Però, è bene che alle prime cinque domande si risponda all'inizio della propria recensione.

Questo è tutto, per ora. Spero di essere stato abbastanza chiaro sullo scopo di questo blog. Alla prossima puntata! Si parte con la cura della dizione e qualche esercizio utile per alzare la voce!

giovedì 5 giugno 2008

Prova.

Il titolo dice anche troppo XD.