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venerdì 25 luglio 2008

Recensire un libro.

Noi uomini siamo portati, per indole e per bisogno, a dare giudizi su qualsiasi cosa. Siamo tutti recensori, quindi. In questo caso, però, così come in tutti gli altri, ci sono profonde differenze fra un dilettante ed un professionista.
Scrivere un libro non significa semplicemente mettere tante parole insieme per creare una storia, un idillio, un qualcosa che poi possa essere pubblicato per l'effimero guadagno personale.
Scrivere un libro significa anche condividere le proprie esperienze, le proprie impressioni, le proprie impressioni ad altri.
Non viviamo forse nella continua speranza di trasformare i sogni in ricordi? Il "sogno" può essere rappresentato come un bel momento sedimentatosi nella nostra memoria, e che vogliamo trasmettere, condividere con altri. Questo è un meccanismo a cui tutti siamo soggetti, nessuno escluso.
Il discorso varia quando queste emozioni dobbiamo trasmetterle nel campo della professione: quando cioè dobbiamo passare dal giudizio personale a quello colletivizzante, dal piacere (individuale) alla tecnica (collettiva).

Il critico letterario.

Un critico letterario non legge (per poi recensire) soltanto quello che lo attrae (e quando ciò avviene è pura e ben accolta coincidenza, o almeno si spera), ma legge soprattutto libri di cui non conosce nulla, se non l'autore (e non sempre) e la casa editrice: che - comunque - rappresentano già due solidi pilastri entro i quali confinare almeno un'idea di ciò che lo aspetta. In questo momento, il nostro critico letterario non è solo un lettore (che solo a se stesso deve rendere conto di una suggestione e di un piacere intuito ed eventualmente confermato al termine della lettura), ma soprattutto un "tecnico": un professionista della lettura e, di conseguenza, provoca la partecipazione di altri al suo giudizio. Un giudizio che, ricordiamocelo, è destinato soprattutto ad un livello commerciale/economico: non è casuale che le case editrici "gareggino" per dare visibilità alle opere che pubblicano grazie a delle buone recensione, che hanno una valenza superiore rispetto alla pubblicità. Dunque, la recensione può essere anche intesa come uno strumento (ovviamente imperfetto) che può essere corrotto nel pieno della sua purezza. Teniamo in conto un primo fattore che è quello della mancanza di obbiettività assoluta da parte di ogni essere umano e teniamo in conto anche la corruzione che attanaglia la nostra società. Allora non parliamo più di un semplice parere che è stato reso pubblico alla partecipazione di ognuno di noi, certo che no. In questo caso la recensione è diventata uno strumento corrotto volto a valorizzare i pregi dell'opera, mistificandone i difetti e nascondendoli. In poche parole: il recensore può essere pagato affinché intervenga con un parere positivo sul libro (che può essere di per sé un'opera mirabile oppure una vera e propria schifezza) al solo scopo di incrementarne il flusso di vendite.

Cosa deve fare un bravo critico? (dieci punti per "imparare" a recensire un libro).

1) Il libro deve essere letto per intero. Qualcuno dirà che questa si tratta di una indicazione lapalissiana, ma monsieur Lapalisse è spesso sconosciuto a molti recensori che si accontenta di leggere qualche pagina per poi chiedere lumi sulla storia ha chi ha già letto il libro. (che schifo! Non mi ridurrò mai così).

2) Individuare l'idea base del libro, tagliando quindi fuori "organi" che, seppur vitali, non saranno mai in grado di trasmetterne l'essenza. Mi spiego meglio: "l'anima" de I promessi sposi è il concetto di divina provvidenza, mentre quella de I miserabili di Victor Hugo è rappresentata dalla sostanziale differenza fra miseria (condizione mentale) e povertà (condizione economica).

3) Dopo aver individuato "l'anima" del libro, bisogna cercare di comunicare al lettore non l'idea che si è fatto di essa, ma proprio l'anima stessa del libro: quella che ha spinto vari scrittori a scrivere diversi romanzi.

4) Sviscerata l'anima, si passa al contenuto della storia, raccontando in breve la vicenda, l'ambientazione e i personaggi. Attenzione: questa è un'operazione molto delicata, perché bisogna stare attenti a rifuggire dalla subdola trappola del banale riassuntino scolastico. Non bisogna cercare di narrare tutta la vicenda, ma solo i suoi contorni essenziali attraverso i personaggi principali, evitando così di svelare dettagli rilevanti per il corso della trama perché, altrimenti, rovineremmo la lettura a chiunque volesse comprare il libro.

5) Da dove si parte? Facile: dall'elemento "forte" della storia. Nel caso de I promessi sposi l'incontro di Don Abbondio con i "bravi" potrebbe essere una buona idea, successivamente si torna indietro da dove si era partiti per poi dipanare la matassa della storia, affrontando i vari personaggi ed evitando di fare "letteratura". Ricordiamoci che il lettore vuole leggere la storia scritta dall'autore, non dal recensore.

6) Per ciò che concerne la forma, se si conosce l'autore, la si analizzerà confrontandola con i precedenti scritti se invece è sconosciuto, bisogna cercare di cogliere elementi positivi - quali i moduli narrativi utili e la capacità dell'autore di risultare originale presentando un racconto ricco di elementi di novità -, ma anche quelli negativi: la piattezza del linguaggio, le imitazioni indecorose ecc.

7) Esistono anche i libri di poesie e anch'essi vanno recensiti, ma tale genere letterario richiede un recensore "culturalmente attrezzato" per un alto livello di sensibilità.

8) C'è anche il saggio, il "no-fiction" che risponde a ben altri criteri di valutazione: l'aspetto emotivo in questo caso è praticamente inesistente, e dunque l'interesse del critico si deve focalizzare sui contenuti e sulla capacità dell'autore di veicolare i concetti attraverso una forma semplice e diretta (a meno che non si tratti di un'opera destinata ad un pubblico già preparato specificatamente anche a livello lessicale: un esempio è costituito da testi universitari, trattati accademici ecc.).

9) Al termine della recensione (sia che si tratti di un romanzo, di un saggio o di un libro di poesie) il critico esprimerà il suo giudizio personale: dichiarerà se il libro gli è piaciuto o no. Ma, soprattutto, motiverà il questa sua opinione perché è un "tecnico".

10) Il punto finale: il lettore riconosce l'autenticità di una recensione, ne "percepisce" la puzza dell'imbroglio. (sì, in questi casi hanno un fiuto da cane!).
Se quindi il recensore cercherà di spingere a tutti costi un libro, esaltandolo e presentandolo per qualcosa che, in realtà, non è, il lettore si accorgerà subito di questa bieca operazione e il critico perderà ogni credibilità. (poverino!).
Ed è per questo che essere un buon critico significa - soprattutto- essere onesti col lettore (e con se stessi). Perché, in caso contrario, non si è più credibili. E ci si trasforma da critici in vermi, che per un pugno di soldi sono disposti a svendere il proprio parere (e, di conseguenza, anche la loro credibilità) "truffando", in un certo senso, il lettore. (ma che cattiveria!).

Lo Sparviero non perdona! È pronto a punire tutti i recensori cattivi cavando loro gli occhi dalle orbite e non è una cosa piacevole, garantisco io!

Per ora è tutto, spero di essere stato abbastanza chiaro.


lunedì 7 luglio 2008

Scrivere un testo teatrale.

Un copione teatrale è un testo incompiuto, che si realizza soltanto una volta portato in scena. Durante il mio corso ho avuto modo d'individuare alcune linee guida per comprendere meglio questo particolare genere di scrittura.

Il dramma.
Vediamo intanto quali sono gli ingredienti per una situazione drammatica. Innanzitutto i personaggi, le relazioni fra di essi, i conflitti e gli eventi che modificano il loro sistema di rapporti. Fra i teatranti c'è un detto che recita: "Non c'è teatro senza azione". Scrivere per azioni significa comprendere che i personaggi di un testo teatrale hanno obbiettivi e compiti che cercano di realizzare, e che trovano una serie di ostacoli a causa di altri personaggi (che possono avere obbiettivi contrastanti), o di un ambiente, oppure del "destino".
In un dramma teatrale si verifica sempre qualcosa che modificano l'armonia iniziale, la mutano totalmente fino a distruggerla, scatenando così il caos. Quando un impianto drammaturgico funziona, persino un personaggio solo in scena è portatore di conflitti ed eventi. Nel Machbeth di Shakespeare c'è un celebre monologo nel quale il protagonista (Machbeth, appunto) decide di uccidere Dunkan, il re. Di fatto Machbeth compie un'azione, qualcosa è accaduto, lo ha convinto, l'ha reso determinato: l'ha reso pronto per questo assassinio.
Potrei citare testi interi costruiti come monologhi, che non rinunciano all'azione. Un esempio è quello di Raffaello Baldini e della sua opera In fondo a destra, dove si racconta di un uomo catapultato improvvisamente in un labirinto sotterraneo irriconoscibile, totalmente estraneo, dal quale non riesce ad uscire e dove incontra personaggi paradossali che lo accompagnano fino alla fine del costante sforzo per ritornare alla normalità.

Prepararsi prima di scrivere.
Prima di iniziare a scrivere bisogna prepararsi accuratamente: innanzitutto sapere dove si svolge la vicenda, quali eventi accadono, chi ne rimane coinvolto.
Scrivere per il teatro significa fare in modo che il nostro immaginario diventi il più concreto possibile. Se la storia si svolge in un castello, per esempio, allora bisogna sapere bene che tipo di castello è, come è strutturato e quali suoi particolari possono avere una certa rilevanza nella vicenda. Ma "Concreto" non significa necessariamente "realistico", al contrario. Un esempio è Commedy di Beckett, dove i personaggi sono incastrati in tre grandi botti ed emergono da esse solo con il capo.

L'importanza dell'incompiutezza.
La scrittura di teatro ha a che fare con l'incompiutezza poiché il testo non si realizza sulla pagina, ma sulla scena. C'è una profonda vicinanza fra attore e drammaturgo, perché l'attore si trova a percorrere più volte la trama che il drammaturgo ha intessuto per il suo personaggio. E la trama deve tenere, attenzione, deve rispettare la cosiddetta logica delle conseguenze. Ogni battuta (o gesto) di un personaggio non ha mai valore di per sé, è sempre in relazione alla situazione in cui accade, ma anche a ciò che segue e precede tale azione.
Ogni scrittura può essere giocata e stravolta a proprio piacimento, in base alla storia che si vuole raccontare. Tradimente, dell'inglese Harold Piter, è un testo "al contrario": procede a ritroso, si parte dall'ultimo evento delal vicenda fino ad arrivare a quello iniziale. In questo modo si costituisce la parabola di un ricordo.

Il tema.
"Che cosa voglio raccontare?". Occorre porsi frequentemente questa domanda, ed essere sempre onesti e precisi nella risposta. Il tema, una volta individuato, può essere considerato come un faro, come una guida alla quale dobbiamo tornare costantemente.
La guerra, di per sé, non è un tema. L'amore per la guerra e il ritorno dei reduci lo sono, perché indicano già delle azioni, un centro di gravità, delle possibilità concrete di costruire e lavorare intorno ad un nucleo centrale. È molto importante che le nostre scelte cadano su elementi manipolabili.

Il personaggio.
Per lavorare su concretezza su un personaggio occore porsi un'altra domanda: "Che cosa fa?". A queste domanda si può rispondere in modi differenti, che sono già indirizzati ad azioni. Aspetta? Uccide? Pedina? Si nasconde? Queste azioni "grandi" possono essere affianca da attributi più "piccoli: cammina furtivamente, inciampa ogni tanto, si gratta la testa ecc. Di modo chesi vada a costruire un mondo di abbitudini, caratteristiche, attitudini che avvolgono il personaggio rendendolo reale e concreto.
È necessario, soprattutto quando si inizia a scrivere, lavorare su diversi piani ed essere il più aperti possibile: a volte il sapore di un (buon) dialogo ci può aiutare a scoprire i nostri personaggi molto di più di una scaletta ben impostata.

Lady Macbeth, di George Cattermole.

Mi scuso per il ritardo, ma, in fondo, è estate anche per me ;)!

sabato 28 giugno 2008

Eroi e cattivi ─ Come crearne di decenti?

Grandi personaggi. Eroi memorabili. Benefattori, mostri, persone normali invischiate in situazioni eccezionali!
Se sono rimasti impressi nella nostra memoria, ovviamente, non è solo per il loro lato eccezionale che li contaddistingue dalla massa.
Tuttavia per molte persone è difficile immedesimarsi o anche solo lasciarsi affascinare da un personaggio del tutto fuori dal comune.
Sempre più spesso, infatti, accade che il grande personaggio (quello che non dimentichiamo più) sia costituito da tre parti di umanità e da una parte, o anche solo da una goccia, di stra-ordinario.
Sono i grandi romanzi a lasciarci impressa l'immagine dei loro protagonisti, ma sono anche i grandi personaggi ad abitare la nostra fantasia, vivendo di vita propria fuori dai libri in cui li abbiamo conosciuti.
Anzi, ci sono personaggi di cui ricordiamo il nome anche se dimentichiamo quello del libro e dell'autore.

Eroi ─ Come farli grandi?

Ciò che rende memorabile un personaggio è la combinazione perfetta di usuale ed inusuale.
Devono esserci nel personaggio qualità umane che il lettore condivide con lui e che gli impediranno si buttare via il libro esclamando: "Ma che assurdità! Assurdo! Assurdo! ASSURDO!", miste però a qualcosa di eccezionale che attirerà l'interesse e impedirà al lettore di chiudere il libro per il motivo pposto, borbottando: "Che noia, la protagonista sembra mia nonna, il cattivo, invece, è la fotocopia del mio capufficio".
Che cos'anno in comune Ulisse e Spider-man, Don Chisciotte e John Rambo, Paperon de' Paperoni e D'Artagnan? Si tratta di peronaggi che hanno caratteristiche che li rendono straordinari: l'astuzia di Ulisse, i super poteri di Spider-man, la dolce e quasi ingenua follia di Don Chisciotte, il coraggio di Rambo, l'avidità di Paperone, l'abilità di spadaccino di D'Artagnan e così via. Il personaggio diventa emblematico di una qualità.
Ognugno di questi personaggi, però, ha anche qualcosa di umano, qualcosa che li corregge, in un certo senso, qualcosa che li rende accettabili agli occhi del lettore e che lo spinga ad indentificarsi in loro e non a limitarsi ad osservare le loro prodezze in maniera esterna. Se Rambo fosse solo una macchina per uccidere e non avesse a carico il dolore del fardello del reduce sarebbe una figura ad un'unica dimensione: presto ci stancheremmo di guardarlo.
Paperone non è solo avaro: il suo inguaribile attaccamento al denaro materiale ha anche altri aspetti che suscitano simpatia e tristezza.
Non a caso, quindi, gli eroi che hanno conquistato il pubblico sono quelli più umani e tormentati, come Batman e Spiderman, che, deposti gli abiti di giustizieri, tornano ad essere vulnerabili come noi.

I cattivi ─ Come renderli... ehm... cattivi.

Dal punto di vista narrativo i cattivi, i cosiddetti antagonisti, i personaggi ostili all'eroe sono spesso più importanti del protagonista stesso. Sono loro che, con azioni malvagie, «creano» la storia.
E può capitare anche che la loro figura rimanga ancora più impressa di quella del protagonista.
Esistono fondamentalmente tre tipi di cattivi:

1) Il cattivo integrale.
Mr Hyde (creato dallo scrittore Robert Louis Stevenson) è il cattivo integrale per definizione: nasce infatti dall'esperimento fantascentifico del Dottor Jekyll, che resce a separare da sé la componente istintuale, malvagia e bestiale della propria natura e finisce per soccomberle.
La stessa operazione narrativa viene brillantemente ripetuta da Italo Calvino ne Il visconte dimezzato, dove a separare la metà buona da quella cattiva non è la pozione del Dr. Jekyll, ma un colpo di cannone; invenzione che si rivela irreale quanto la prima.

2) Cattivo perché costretto ad esserlo. (oh, poverino!)
Il Master di Ballantrae (altra opera di Stevenson) è un esempio concreto per questa tipologia di cattivo. Due fratelli, Henry e James, lanciano una moneta per decidere chi potrà condurre una vita di lusso, tra gli agi del castello del padre, e chi, invece, dovrà gettarsi nell'azzardo e nelle barbarie di una guerra civile. La sorte tocca a James, che da questo momento si trova a diventare, fra i due, il cattivo, benché il suo carattere non sia più malvagio di quello del fratello.

3) Il cattivo "affascinante".
Prendiamo Dracula, la cui tenebrosa virilità ha sedotto generazioni di lettori. Prendiamo L'isola del tesoro (sempre di Stevenson): qual è il segreto di Long John Silver? Cos'è che lo accomuna agli altri farabutti o al dottor Lecter de Il silenzio degli innocenti (il thriller di Johnathan Demme. Con JodieFoster, Scott Glenn, Anthony Hopkins, USA, 1991)? La risposta è semplice: Silver è cattivo, questo non lo mette in dubbio nessuno, ma la sua è una cattiveria grandiosa che lo pone al di sopra degli altri meschini criminali da quattro soldi che gli girano in torno, e l'agire sinistro di questo cattivo è accompagnato da un'ironia che non può non essere non definita... ehm... accattivante.

Italo Calvino autore della trilogia Il visconte dimezzato (1952), Il barone rampante (1957), Il cavaliere inesistente (1959).

Direttamente dal genio di Robert Louis Stevenson: Lo strano caso del Dottor Jekyll e Mr. Hyde. Opera che, a mio parere, costituisce il suo più grande capolavoro letterario.


Apro anche una parentesi a parte per i cattivi dei fumetti: i cosiddetti villains.

Per molti versi quello dei supereroi è un gioco che ha a che fare con il doppio e lla doppiezza. Ci sono i segreti delle identità nascoste dai cappucci, la menzogna come metodo sistematico di occultamento di una parte della loro vita. I supereroi determinano spesso la nascita dei loro più acerrimi nemici. Una specie di gioco a incastro di cause, casualità e conseguenze che causa la nascita di una nemesi bizzarra come l'eroe stesso. Ma se il gioco è doppio, tanto da legare l'eroe al villain a un vincolo esistenziale (cosa ne sarebbe del primo senza il secondo e viceversa?) allora si può anche alzare la posta, rilanciare, raddoppiare. Ecco perché alcuni giustizieri non hanno un solo avversario, ma schiere di pretendenti al titolo. Spiderman è uno di quei personaggi che ha avuto la fortuna di avere tantissimi nemici con cui confrontarsi, ma per tutto il periodo classico della serie uno fra tanti ha dominato la scena, emergendo come il nemico ufficiale: sto parlando di un bellissimo cattivo: Goblin, il folletto verde. Goblin è morto varie volte, ha perso la memoria tante altre, ha cambiato identità in infinite circostanza ed è persino divenuto una sorta di stirpe maledetta. È stato usato a tal punto da porre problemi di coerenza agli autori della Marvel che, ricordiamocelo, lavorono su vicende ambientate in un universo unico, coerente nello spazio e nel tempo. Molti hanno cercato di creare un avversario all'altezza del famigerato folletto verde, e hanno fallito. David Michelinie, invece, ha avuto un'intuizione azzeccata, che l'ha portato a creare quello che oggi viene considerato il "secondo" nemico di Spidey: Venom. Che ha caratterizzato gran parte della produzione degli anni Ottanta e Novanta. Venom non è solo Eddie Brock, un uomo malvagio che odia Peter Parker perché lo ha rovinato professionalmente, ma è anche un individuo dotato di una parte dei poteri dell'Uomo Ragno. Mi spiego: durante gli anni Ottanta, la Marvel decide di cambiare il look del nostro supereoe. Via la tuta blu e rossa sostituita da un essere alieno color inchiostro, di sostanza liquida e che aderisce come un parassita ai corpi degli organismi ospiti, garantendo loro capacità eccezionali. Un alieno intelligene e malvagio, decisamente poco adatto per un eroe, ma perfetto per elevare ai massimi gradi la crudetà di un uomo degradato. Brock, però, non è solo il nemico , ma rappresenta un' immagine distorta dell'Uomo Ragno, uno indossa colori sgargianti, l'altro è nero; uno ha i poteri dell'insetto da cui è stato morso, ma rimane pur sempre un uomo. L'altro diventa una sorta di insetto gigantesco e vive unito ad un simbionte alieno. Venom è indubbiamente un bellissimo personaggio. Ha un'immagine potente, perché è uno Spider-man ipertrofico e, soprattutto, è completamente folle. La Marvel lo ha molto utilizzato, creandogli un solido background e rendendolo protagonista di una nuova testata personale. Addirittura, gli autori della Casa delle Idee si sono creati la sua nemesi, Carnage, una versione ancora più distorta e psicotica, per continuare a dismisura questo gioco di doppi.

Un terzetto decisamente memorabile! A sinistra c'è Carnage, al centro Spider- man e a destra il mitico Venom!

Alla prossima puntata! (anche se ormai sto diventando monotono).

Link utili:

Spider-Man Italia, il portale italiano dedicato all'Uomo Ragno.

Marvel: The Official Site.

Biografia di Italo Calvino.

Biografia di Robert L. Stevenson.

martedì 17 giugno 2008

Sulla parodia.

Parliamo di un generere letterario molto particolare: la parodia.

La parodia può essere intesa come un acido: la si versa sulla superficie che si vuole corrodere e lasciamo che raggiunga il nucleo dell'opera o della storia di cui vogliamo occuparci e che lo divori. Al posto di esso rimane dunque uno scheletro, una specie di impalcatura vuota.
Per raggiungere tale scopo, la narrazione parodistica deve avere una conoscenza totale dell'oggetto su cui vuole agire. Deve sondarlo, perimetrarlo, esplorarlo in ogni suo aspetto, anche nei più piccoli.
Insomma, ci si deve creare una specie di Identikit.
Tale Identikit, però, non deve rimanere semplicemente fine a se stesso. Esso può aiutarci a scovare il punto dove si può "incidere" meglio e serve a comprendere la natura più profonda e oscura di esso.
Un esempio che abbiamo tutti quanti sotto gli occhi è Corrado Guzzanti.
Corrado Guzzanti è un attore ed un autore, in entrambi i casi straordinario.
Nel suo film Fascisti su Marte, immaginando una spedizione militare che intende colonizzare il pianeta rosso (che finalmente diventerà il pianeta nero XD), Guzzanti rimpolpa la nostra impalcatura, selezionando sistematicamente alcuni elementi del fascismo ed esasperandoli fino a renderli buffi e comici.
La dissezione chirurgica dei discorsi pubblici di Mussolini è un modo per approfondire meglio la storia del nostro paese e riflettere su di essa. La parodia ha dunque raggiunto il suo scopo: essa, infatti, è una narrazione di scoperta e conoscienza.

Corrado Guzzanti.


Un altro esempio è la parodia di Mike Buongiorno che Rosario Fiorello mette in atto nella celeberrima trasmissione radiofonica Viva Radio Due.
Sicuramente è una delle gag più comiche e divertenti degli ultimi anni. Ma perché è così divertente?.
Che cosa ha a che fare il Mike Buongiorno di Fiorello con quello reale? Apparentemente nulla. Il primo è collerico, odia i bambini, li tortura sadicamente, ed è uno stallone implacabile XD.
L'immagine del vero Mike Buongiorno è del tutto diversa: un gentlemen che rraramente alza i toni della voce e quasi mai si è sentito scadere nel torpiloquio.
Insomma sembrerebbe che la parodia di Fiorello si limiti a creare un Mike diametralmente opposto all'originale.
Non è così, invece.
Se fosse così non rideremmo tanto. Se i tratti della personalità di Mike Buongiorno che Fiorello tanto esaspera non fossero in già esistenti in lui (anche se in misura minore e quasi del tutto sopiti, ovviamente) non potremmo cogliere alcuna parentela tra l'originale e la parodia. Invece la parentela la cogliamo eccome: alcuni spettatori si spingno a dire che ormai il vero Mike Buongiorno e lo sciupafemmine che ascoltano alla radio.
Quindi quei tratti comuni esistono: Fiorello li ha saputi individuare, sotto la superficie, e anche noi, adesso che ce li hai messi sotto gli occhi, riusciamo a coglierli. Fiorello non fa altro che esasperare alcuni scatti d'impazienza in alcune puntate del quiz Genius trasformandole in furibonde ondate d'ira. Mike Buongiorno non è un ingenuo, infatti. É dotato di grande intelligenza. Un'intelligenza della quale egli, scaltro, si guarda bene dal fare sfoggio gratuito.Questo aspetto avrà certamente colpito anche Fiorello: c'era una contraddizione in quell'uomo, ingenuo per mestiere e furbo a telecamere spente. Era tempo di far esplodere tale contraddizione. Ecco che nasce la parodia.




Rosario Fiorello.



Mike Buongiorno. Allegria!


Dunque è questa la parodia: cioè la dissezione chirurgica e metodica degli elementi dell'immaginario collettivo dominante, volta al loro ridicolizzamento. Bisogna distorcerli a proprio piacimento per renderli comici e divertenti. É un'arma, in sostanza. Un'arma che può anche ridicolizzare il potere nel senso stretto del termine: potere politico o, peggio, dittatoriale.


Charlie Chaplin in una scena de "Il Grande Dittatore" (USA, 1940), film da lui diretto ed interpretato.

E, come sempre, alla prossima puntata!

mercoledì 11 giugno 2008

Rubrica: Uno spazio per gli altri Nidi. Il Rifugio di Taotor.

Sono sempre di più i giovani scrittori in erba che decidono di aprire un blog dove discutere del più e del meno e pubblicare i loro racconti.
Perciò La Voce Nella Notte - pur essendo una pagina Web dedicata alla recitazione - parlerà anche di quei blog.
Oggi parliamo di un personaggio molto importante - almeno per me -, egli ha muscoli d'acciaio ed uno spaventoso QI. Sì, avete capito bene, sto parlando di Federico Russo "Taotor".
Ma cosa sappiamo veramente di questo losco individuo? Beh, lo staff della Voce si è occupato personalmente di raccogliere quante più possibili informazioni sull'oscuro passato del "Taotor", vediamo cosa sono riusciti a mettere insieme.
Egli inizia - almeno così si pensa - a farsi conoscere sul Web e crea un sito con altervista chiamato "Taotoria".


Immagine intestata di Taotoria in tutta la sua bellezza.

Perché Taotor?(copia e incolla da Taotoria).

Perché Taotor (o Tator; il nome completo è Taotor Andirabas) è il nome dell’unica divinità messapica che finora si conosce. E’ stato scoperto da non molto tempo, grazie alle iscrizioni messapiche trovate nella grotta di Roca (LE). Perché proprio una divinità messapica, allora? Perché io sono messapico! ^_^ Abito in Puglia, nel Salento (la Puglia in passato era divisa in Daunia, Peucetia e Messapia). D’accordo, scegliere il nome di una divinità non è una cosa da niente, ma si sa, noi scrittori siamo presuntuosi…

Io chi sono?(copia e incolla da Taotoria).

Quell’individuo dal sorriso ambiguo sono io.

Penso che i contenuti del sito bastino a mostrare chi sono. Sono nato nel ‘90, ho 16 anni, mi piace scrivere e leggere (non l’avevate intuito, eh? ;) ). Leggo di tutto, ma preferisco il fantasy, e apprezzo molto i romanzi storici e gli horror. Mi piace anche la storia, in particolare quella medievale.
Quando ascolto la musica, si tratta di classica, medievale, metal, celtica (gusti molto diversi, lo so!).
Sono cristiano, francescano, e amo l’Antico Testamento. Non provo una certa simpatia per gli atei - nonostante abbia molti amici che lo sono.
Aborro l’ostentazione (soprattutto quella americana) del lusso, della ricchezza e del sesso.
Mi piace l'arte romantica, e l'artista che preferisco è Caspar David Friedrich.

Ora penso che un'idea sul Taotor ve la siate fatta, no?
Beh, verso il Settembra 2007, ha un colpo di genio e crea un nuovo blog, ma su Google questa volta: Il Rifugio di Taotor :o.

Estratto Inaugurazione del Rifugio di Taotor.
Se Taotoria è il mio ufficio, quindi - quello con la scrivania buona, la lampada in ottone dalla campana verde e il tagliacarte in argento -, il Rifugio rappresenta un salotto - in una cascina sulle montagne, con rozzi tavoli e sedie in legno, le finestre che danno sul paesaggio, e un camino con la legna scoppiettante.

Una delle tante foto di Taotor esistenti sul Web. Non lo vedete il sorrisetto ambiguo, gli occhi maligni e l'amore per tutto ciò che è male? Io sì.

Il Rifugio è un bel blog e io lo rispetto veramente. Lo considero come un punto di vista e di riferimento, perché il primo blog che ho trovato dove non si dicono cazzate a palate 0.o!
Inoltre ho letto "In cammino con la strega" e mi ha preso davvero e non come altri racconti di giovani scrittori, che quando li leggi o muori di noia o ti senti quasi come se fossi costretto a leggerli (ma in modo negativo). Perciò spero vivamente di poter leggere qualcos'altro scritto di suo pugno :D!
I temi trattati da Taotor sono tutti eccellenti e a seguire il suo blog non ci si annoia mai! Quindi, questa specie di "recensione" gliela devo, in un certo senso, e non solo perché è stato il mio primo commentatore XD.
Diciamo le cose come stanno: Taotor è bravo. Un'ottima penna, piena di vivacità, anche se forse in alcuni tratti è un po' rozza, ma assolutamente piacevole. Come i binari di un treno per una carriera moolto promettente^^!

"Taotor, grazie di esistere" ha affermato il presidente del Consiglio, Berlusconi XD.

F. A. Q.
Frequently Asked Questions.
Ovvero.
Domande Poste di Frequente.

Oggi, tra le tante domande da voi poste, lo staff della Voce Nella Notte ha selezionato:

D: Ciao! Tutti dicono che il mio blog fa schifo; non c'è nemmeno un articolo. Me lo fai un post apposta per il mio sito? Eh? Eh? Eh?

R: No.

Riprenderò a parlare della recitazione con il prossimo post. Buona giornata a tutti!

Link utili:

Il Rifugio di Taotor.

Taotoriä.